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Blogger, ghostwriter, social media and communication manager. Blog a cura di Domenico Cascone sulla Politica, la Cultura, l'Informazione, il Turismo e gli Eventi a Sant'Egidio del Monte Albino

Sant’Egidio del Monte Albino: quale lo stato dell’arte?


30 aprile 2010 – Sant’Egidio del Monte Albino(SA)_di Domenico Cascone. Il primo maggio: in tanti lo aspettano, per i più svariati motivi. E non solo i lavoratori in cerca di rivendicazioni per i propri diritti a Rosarno, o i giovani a Roma. Anzi. Molto più spesso negli ultimi anni, quella Festa del Lavoro fa fremere soprattutto quei turisti in cerca di cibo culturale per le loro “pupille” gustative. Ed ecco apparire i promoter, agenzie di viaggi, avide guide turistiche con studiate operazioni di marketing turistico e territoriale, capaci di attrarre un gran numero di quelle curiose creature dalla voracità culturale e intellettuale. Almeno questa è la prassi in generale, e soprattutto nella vicina Costiera Amalfitana, che si prepara ad accogliere anche quest’anno un numero sempre crescente di increduli visitatori; i quali arrivano alle loro mete tanto agognate con potenti autobus GranTurismo, trapassando la zona del Comune di Sant’Egidio del Monte Albino, soprattutto quella vicina al Centro Storico. Appunto, il territorio santegidiano: un Comune di circa 8.000 persone alle pendici dei Monti Lattari, situato a nord della provincia di Salerno. Comune UNESCO dal 1997 e facente parte dei 14 comuni della Costiera Amalfitana alla voce “segni particolari” di una fantomatica carta d’identità. Eppure, una zona alle porte della Divina Costiera (e non solo di passaggio, ndr) in cui probabilmente c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto per l’Arte, la Cultura e il turismo che ne derivano. A tal proposito, sempre alla voce “segni particolari”, rientrano anche alcuni monumenti che l’incuria del tempo e l’umana indifferenza hanno usurato. Non encomiabile, per l’appunto, è il caso della fonte di epoca augustea (I sec. a.C.), la cosiddetta “Fontana Helvius”, dal nome del suo antico committente. Posto in Piazza G.B.Ferrajoli, accanto all’Abbazia Santa Maria Maddalena in Armillis, il monumento è ad oggi privo di un’adeguata recinzione, ovvero una minima protezione, che servirebbe a preservarlo nel tempo e nello spazio. Uno spazio che risulta, però, sempre più privo di adeguata pulizia, e non più degno della vetustà di una tale tradizione. Da annotare anche il fatto che purtroppo l’antica Fontana è spesso bersaglio anche di atti vandalici da parte di incoscienti e irrispettosi ragazzini che si cimentano in questo o in quel folle gesto calcistico, credendo l’ormai vecchio blocco di marmo soltanto una rete da stadio. Magari fosse l’unica nota dolente del borgo pedemontano! Peggiore, infatti, risulta lo stato di quella stele funeraria ubicata, qualcuno sosteneva “pro tempore”, all’aperto nell’attuale Parco dell’Arte in via Raffaele Falcone, a pochi passi dall’abitato Centro Storico, aperto tutti i giorni al pubblico: la Pomponiae Tyche. Tale cippo del periodo adianeo (I sec. d.C.) fu rinvenuto soltanto nel 1854 in un fondo della famiglia Ferrajoli della Fontana. E ciò che la Terra era riuscita facilmente a preservare, da un secolo e mezzo è inevitabilmente nelle mani dell’Uomo. Mani talvota pericolose, se si pensano ad alcuni segni di graffiti eseguiti tempo fa chissà da quale balordo su uno dei quattro lati della stele. A conferma del suo prolungato Fato infausto, d’altronde, essa fu posta su una comune piattaforma di legno sollevabile per mezzo di carrelli elevatori a forchetta: insomma un volgare pallet, che esposto continuamente alle intemperie non fa altro che usurarsi, mettendo in pericolo di caduta lo stesso blocco marmoreo. Quale allora la fama di un Parco inaugurato soltanto l’11 aprile 2008 che in primis non rispetta il suo nome e, tanto meno, i termini di qualità e lo stato della “sua” arte? E, a tal proposito, quale ancora l’esito di un simile scempio? L’obiettivo è sempre la stessa epica cantilena: favorire la Cultura e il Turismo del borgo rivalutando i suoi storici monumenti. Non si può non essere d’accordo, certo! Ma la soluzione sarebbe prima di tutto da ricercare su tavoli d’incontro, in un proficuo confronto tra Comitati tecnici e Amministrazioni comunali, tra Enti turistici locali e Soprintendenze per i Beni Archeologici territoriali, al di là dei pluralismi, dei fatalismi (meridionali, ndr), di qualunquismi e opinioni personali, di polemiche costruite a tavolino, di discorsi da bar, di voci di corridoio, al di là di appartenenze a vecchie e nuove classi dirigenti santegidiane, sempre in un clima di trasparenza, cittadinanza attiva e democrazia partecipata.
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