Domenico Cascone MiMeZzZ®

Blogger, ghostwriter, social media and communication manager. Blog a cura di Domenico Cascone sulla Politica, la Cultura, l'Informazione, il Turismo e gli Eventi a Sant'Egidio del Monte Albino

Archivio per gennaio, 2011

L’incidente ferroviario che ha segnato la Storia di Sant’Egidio del Monte Albino.



16 gennaio 2011 – Sant’Egidio del Monte Albino(SA)_di Domenico Cascone. Leggendo il titolo, qualcuno potrebbe gridare alla falsa notizia e, di primo acchito, ribattere prontamente che non è mai esistita una stazione ferroviaria a Sant’Egidio del Monte Albino. Non si può che essere d’accordo, certo! Ma allora chi sono allora Antonio e Salvatore Abbagnara, Maria Esposito, Bartolomeo Irace, Giuseppe Pepe, Antonia Sorrentino? Nomi e cognomi comuni, già risentiti della Valle dell’Agro Nocerino Sarnese? E cosa ci fa precisamente un treno a Sant’Egidio del Monte Albino? Di quale incidente si parla? Per maggiore chiarezza, si faccia un passo indietro. Nell’anno 1944, in piena seconda guerra mondiale, l’Italia era divisa da due entità politiche, con al Sud il Regno d’Italia del Re Vittorio Emanuele III e con un Governo retto dal Generale Pietro Badoglio. A causa delle difficoltà e delle ristrettezze economiche  provocate dalla guerra, molti cittadini campani si recavano in alcune zone della Basilicata per barattare, con le genti di quei posti, indumenti, biancheria, effetti personali di valore con prodotti alimentari. Anche a Sant’Egidio del Monte Albino, in quel periodo, si era diffusa tale pratica, essendo quest’ultima percepita come una possibilità per approvvigionarsi di prodotti e di generi di prima necessità altrimenti preclusi. Pertanto, nel pomeriggio del 2 marzo 1944, alcuni cittadini di Sant’Egidio del Monte Albino, insieme a molti altri provenienti soprattutto dal napoletano, presero il treno Napoli – Potenza che sarebbe diventato tristemente famoso come “treno 8017”. Si trattava di un treno merci che in quell’occasione, durante la sua corsa, aumentò la composizione del numero di vagoni, probabilmente anche a seguito del notevole incremento del numero di passeggeri che saliva a bordo ad ogni stazione. Uomini, donne, ragazzi e bambini viaggiavano allocati in ogni spazio possibile, persino sui predellini dei carri. Il treno così composto arrivò nella stazione di Salerno dove avvenne la sostituzione della trazione elettrica con quella a vapore, in quanto allora la linea non elettrificata necessitava della trazione a vapore fino a Potenza. Per motivi mai spiegati, ma da collegare certamente al sovraccarico, vennero utilizzate non una bensì due locomotive a vapore che vennero posizionate entrambe in testa al maledetto treno. A niente valse, a Battipaglia, la semplice constatazione di un treno eccessivamente sovraccarico, mentre continuava la sua marcia verso il punto di non ritorno. Se l’antefatto mostrava già i segni un disagio e di un “disastro” sociale, a poche ore dalla partenza, qualcosa andò persino peggio. I circa mille viaggiatori lasciarono, infatti, la stazione ferroviaria della città salernitana e arrivarono, poco dopo la mezzanotte del giorno 3 marzo 1944, nella stazione di Balvano, in Basilicata. Superata la piccola città della provincia potentina, intorno all’una di notte, il treno, composto da due locomotive in testa e da ben 45 carri, riprese la marcia per la stazione ferroviaria di Bella Muro, a circa otto chilometri di distanza da Balvano. Ma la Storia del treno e dei suoi passeggeri, nera come quella notte di temporale e pioggia battente, racconta che la locomotiva non giunse mai alla stazione successiva. Infatti, dopo aver imboccato in salita la Galleria delle Armi, inspiegabilmente il treno perse velocità e rimase immobile all’interno del tunnel. Motivi tecnici mai spiegati, da ricollegare ai diversi e opposti tentativi dei due macchinisti di uscire dalla galleria, l’uno nella direzione di marcia e l’altro nella direzione opposta, nonché il peso complessivo dei vagoni, bloccarono definitivamente il treno. Le esalazioni del monossido di carbonio prodotte da un carbone di scarsissima qualità, all’interno della galleria, provocarono la morte per avvelenamento di quasi tutti i passeggeri a bordo, circa seicento. Tortora Marco Antonio fu uno dei quattordici santegidiani a morire nell’incidente che, ad oggi, viene considerato il più grande disastro ferroviario d’Europa: la “sciagura del treno 8017”. Ma chi fu realmente quell’uomo, e perché ricordare proprio lui? L’incalzante domanda andrebbe posta oggi al Consigliere alla Cultura ed alle Iniziative della Pro Loco di Sant’Egidio del Monte Albino dott. Alfonso Tortora, il quale, grazie a studi specifici e numerosi viaggi a Balvano, si trova ad occupare la doppia funzione di “persona informata a posteriori dei fatti”, oltre che di nipote di primo grado di quello zio mai conosciuto, appunto Tortora Marco Antonio. Rimboccate le maniche, rimorsi e nostalgia hanno lasciato ben presto il posto alla pubblica utilità ed all’attiva cittadinanza: la Petizione con richiesta di provvedimento presentata in ottobre 2010 dal dott. Tortora all’attuale Amministrazione ai sensi dell’Art. 81 dello Statuto Comunale ha rappresentato quasi una rivolta delle emozioni, una mancata somatizzazione del dolore, una ribellione non violenta nei confronti di una “tragedia della tragedia” che, oltre ai fatti storici, nel subbuglio della guerra in atto aveva velocemente seppellito quelle vittime dopo un fugace riconoscimento in due fosse comuni nei pressi del cimitero di Balvano. Ed allora, spenti definitivamente i riflettori durante il dopoguerra italiano, quei morti si sono aggiunti ad altri morti, in una confusa miscela di tragicità e follia. L’idea principale di istituire, infatti, il “3 marzo Giorno della memoria cittadina per le vittime santegidiane del disastro ferroviario del treno 8017 avvenuto a Balvano (PZ) il 3 marzo 1944” ha trovato molta solidarietà tra gli autoctoni: l’indecorosa sepoltura delle vittime e le mille ingiustizie mai chiarite sulla vicenda hanno lasciato il posto a Stand per la raccolta delle firme installati da Soci e Collaboratori della Pro Loco in novembre 2010 sia nel centro storico di Sant’Egidio del Monte Albino che nelle due località San Lorenzo e Orta Loreto semplicemente per “[…] evitare che, – ha sottolineato il dott. Tortora – oltre ad una morte tragica, incolpevole ed improvvisa, priva finanche di una degna sepoltura, dopo sessantasei anni dall’accaduto, l’episodio e le 14 vittime santegidiane continuino ad essere ignorate dalla memoria collettiva e cittadina”. Soddisfatta per l’occasione, ovviamente, anche la Presidente della Pro Loco di Sant’Egidio Sig.na Angelina De Rosa che, dopo i pubblici incontri con i cittadini, ha commentato: “Abbiamo raggiunto un ottimo risultato. Grazie ad i numerosi plichi colmi di firme per la petizione, oltre ad una lapide in memoria all’interno del Cimitero, chiederemo al Primo Cittadino Nunzio Carpentieri ed alla sua Giunta anche l’intitolazione di una strada comunale”. Ai buoni propositi per l’anno 2011, si aggiunge, infine, la sentenza del Responsabile ai Media ed alla Comunicazione dell’Ente turistico dott. Domenico Cascone, il quale ha rimarcato il fatto che “[…] con questa iniziativa, diversa dalle altre manifestazioni della Pro Loco, non si vogliono cantare le gesta di moderni antieroi, ma soltanto portare a conoscenza della popolazione e delle postere generazioni questa tragica vicenda degli umili avvenuta più di cinquanta anni fa. Pertanto, constatatane l’assurdità, oggi è importante non perdere il senso di certe parole: la gente deve sapere ciò che è successo”. Viste le eredità e l’importanza, per la Pro Loco cittadina si presenta un lavoro non da poco sulla memoria collettiva come sedimento di atti del presente e del passato, nonché di episodi della comune storia locale per la conoscenza di un futuro prossimo. Allora, è inutile ribattere oppure obiettare: quel treno dell’oblio è passato anche Sant’Egidio del Monte Albino, fortunatamente valicandola e superandola con successo mediante la Pro Loco. Grazie a Marco Antonio, allora forse qualcuno rivive nelle nostre coscienze, nei nostri cuori, nella nostra fantasia, ancora oggi.

Elenco delle vittime di Sant’Egidio del Monte Albino (SA) morte nella notte tra il 2 ed il 3 marzo 1944:
1.Abbagnara Antonio nato il 23/09/1923 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
2.Abbagnara Salvatore nato il 22/02/1925 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
3.Curatella Francesco nato il 09/07/1905 a Corato (BA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
4.Esposito Maria nata il 10/09/1924 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morta il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
5.Gaudioso Alfonso nato il 08/10/1924 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
6.Gaudiosi Elisabetta nata il 09/12/1930 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morta il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
7.Grimaldi Lorenzo nato il 05/08/1926 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
8.Irace Bartolomeo nato il 29/12/1920 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
9.Mariniello Maria nata il 29/03/1913 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morta il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
10.Pepe Bartolomeo nato il 23/09/1899 a Brooklyn (U.S.A.) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
11.Pepe Giuseppe nato il 03/04/1924 a Sant’Egidio del Monte Albino (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
12.Ranieri Maria Palma nata il 06/03/1922 a Nocera Inferiore (SA) e morta il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
13.Sorrentino Antonia nata il 26/03/1920 a Pagani (SA) e morta il 02/03/1944 a Balvano (PZ);
14.Tortora Marco Antonio nato il 21/07/1929 a Pagani (SA) e morto il 02/03/1944 a Balvano (PZ).

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